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Propositi per il nuovo anno: non fare propositi

31 dicembre.

Ciao amici,
rispolvero il blog per propinarvi l’ennesimo pippone dell’ultimo dell’anno. (Scherzo, sarà un pippone su tutto il resto).

Non ho mai apprezzato pienamente il Capodanno, un po’ perché trovo una naturale repulsione per le feste comandate, un po’ perché sembra che il mondo, e noi con lui, debba cambiare con lo scoccare della mezzanotte.
Per quanto mi riguarda il mio Capodanno succede almeno trecentocinquanta volte in un anno, forse più volte al giorno.


Quello che vorrei dire che, tra le mutande rosse e i piatti di lenticchie, sarebbe utile cercare di mantenere una consapevolezza più duratura: l’esserci oggi, sta sera a mezzanotte, il primo giorno dell’anno e tutti gli altri. L’intensità del 31 dicembre non deve svanire nell’arco delle successive 48 ore.


Spesso siamo tentati di ragionare per compartimenti stagni, come se le cose succedessero a blocchi, da riporre poi in scatole da riordinare in seguito. Probabilmente la parte razionale di noi ci spinge a fare ordine, a spostare, raggruppare e dividere per “cose belle” “cose da dimenticare” “cosa da fare” e via dicendo. È qualcosa che facciamo solitamente per i nuovi inizi: per le case nuove, per il diario nuovo che “terrò aggiornato”, per gli anni nuovi e “per i buoni propositi” etc… Tendenzialmente succede così: partiamo gasatissimi per poi arrivare a metà del cammino già zoppicanti, con le orecchie alle pagine o con la polvere sulle mensole…come se la cosa che dovesse far scattare in noi la scintilla sia “il nuovo”.


Incendi, pandemie mondiali, carestie, alluvioni, terremoti, malattie e chi ne ha più ne metta, certo non si può dire che sia stato un anno facile, né a livello personale né a livello di esseri umani su questa terra. Chiediamoci solo un attimo: davvero sta notte cambierà tutto? Finito il duemilaventi, anno bisesto funesto, tutto tornerà normale? Non credo. Non credo tornerà più nulla normale, nel bene e nel male, ma non sarebbe comunque l’anno a far cambiare le cose.


Il “nuovo” è un bell’ incentivo, ma è un fascino che dura poco. Se poi il nuovo cambiamento non era stato pianificato, o non ci piace affatto, la faccenda potrebbe complicarsi. Ecco, quindi forse non è “il nuovo” a cui dobbiamo affidarci. Forse non è neanche il “cambiamento” a cui dobbiamo affidarci, o almeno, non sempre. Forse la chiave è avere cura; ma di cosa? Di noi stessi, e del nostro esserci in questo anno.

Tu cosa ne pensi?

Un abbraccio

Giulia

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